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Valerio in concert
April 24, 2012 12:57 AM PDT
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Questa canzone è ispirata alla tranquillità.
Ci sono chitarre e bassi.

Ciao, Valerio.

Alice in concert
April 24, 2012 12:52 AM PDT
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Questa canzone riprende un po' gli aspetti delle canzoni latino-americane, ha un bel ritmo, allegro e abbastanza veloce.

Chiara in concert
April 16, 2012 04:37 AM PDT
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In questa canzone sono presenti tre voci (due femminili ed una maschile).
Questa ha la particolarità di più voci messe insieme.

Ciao, Chiara.

Davide in concert
April 16, 2012 04:22 AM PDT
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La mia canzone si basa sul suono del beat box, che consiste nella capacità e pratica di imitare tutti i suoni di una batteria.
Ciò ricorda le serate allegre del sabato, dove i giovani si divertono in discoteca.
Il programma con cui ho realizzato la mia canzone si chiama Music Shake che permette di utilizzare strumenti nuovi e conoscerli a fondo.

Ciao, Davide!

Massi in concert
April 16, 2012 01:41 AM PDT
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La canzone che ho composto è una melodia calma e serena che fa pensare al lento scorrere del tempo. Per ottenerla ho usato prevalentemente il suono del pianoforte, accompagnandolo con una leggera e ritmica batteria. Il mio obiettivo era quello di realizzare una musica di sottofondo, come quelle usate per le famose colonne sonore dei grandi film americani.

Arianna in concert
April 16, 2012 01:10 AM PDT
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My musicshake
(Afternoon Piano)

Grazie al professore Paolini abbiamo scoperto un programma che ci permette di creare una canzone, scegliendo tra i vari strumenti e le varie melodie, questo ci consente anche di conoscere a fondo i vari strumenti e capire così al meglio la musica e tutti i suoi segreti.
La mia canzone si chiama Afternoon Piano;
L’inizio è basato sulla melodia di un flauto dolce a cui
si aggiungono anche le note armoniose di un pianoforte e una chitarra classica
accompagnati dal sottofondo di un basso.
Ricorda un’atmosfera di tranquillità pomeridiana come quando dopo il pranzo ci si rilassa e si libera la mente.

Saluti, Arianna

Giorgia in concert
April 16, 2012 01:00 AM PDT
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POP

Questa canzone è stata composta da me, come compito l’ho creato tramite un programma di nome MUSICSHAKE.
Questa canzone si chiama POP il suo ritmo è veloce…
Per questa canzone ho usato cinque strumenti:basso, chitarra acustica,pianola, viola e tamburo

Giorgia Fina 3D

Claudio in concert
April 16, 2012 12:40 AM PDT
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MUSIC SHAKE

È UN PROGRAMMA PER SCRIVERE MUSICA CON IL QUALE IL MIO PROFESSORE DI MUSICA PAOLO PAOLINI MI HA PERMESSO DI COMPORRE UN PICCOLO BRANO.
DEVO DIRE CHE LA PROPOSTA MI È SUBITO PIACIUTA, MI SONO MOLTO DIVERTITO, E TUTTO SOMMATO, NON È STATO DIFFICILE CREARE MUSICA.
IL BRANO DA ME COMPOSTO È CHIAMATO DISCO DANCE, DURA CIRCA DUE MINUTI, E PER COMPORLO MI SONO SERVITO DEI SEGUENTI STRUMENTI: CHITARRA, BASSO, VIOLONCELLO, FLAUTO, BATTERIA, PIANO, EFFETTI DI SOTTOFONDO.
OVVIAMENTE PRIMA DI ARRIVARE AL RISULTATO FINALE E PUBLICARLO SUL MIO BLOG, HO EFFETTUATO PARECCHIE PROVE, E DEVO DIRE CHE IL MIO BRANO NON È NIENTE MALE.
È ALLEGRO E ASCOLTARO METTE DI BUON UMORE, TANTO CHE I MIE GENITORI LO USANO COME SUONERIA PER IL CELLULARE.
CLAUDIO CAPORALI
CLASSE 3^ D

Episode 9 TRILUSSA "La Statistica"
March 14, 2012 03:48 AM PDT
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La statistica
Sai che d'è la statistica? È na' cosa
che serve pe fa un conto in generale
de la gente che nasce, che sta male,
che more, che va in carcere e che spósa.

Ma pè me la statistica curiosa
è dove c'entra la percentuale,
pè via che, lì, la media è sempre eguale
puro co' la persona bisognosa.

Me spiego: da li conti che se fanno
seconno le statistiche d'adesso
risurta che te tocca un pollo all'anno:

e, se nun entra nelle spese tue,
t'entra ne la statistica lo stesso
perch'è c'è un antro che ne magna due.

La Statistica di Trilussa 2
March 14, 2012 12:46 AM PDT
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LA STATISTICA

Sai ched'è la statistica? È na' cosa

che serve pe fà un conto in generale

de la gente che nasce, che sta male,
che more, che va in carcere e che spósa.

Ma pè me la statistica curiosa
è dove c'entra la percentuale,
pè via che, lì,la media è sempre eguale
puro co' la persona bisognosa.

Me spiego: da li conti che se fanno
seconno le statistiche d'adesso
risurta che te tocca un pollo all'anno:

e, se nun entra nelle spese tue,
t'entra ne la statistica lo stesso
perch'è c'è un antro che ne magna due.

Trilussa

La Statistica di Trilussa
March 13, 2012 02:18 AM PDT
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LA STATISTICA

Sai ched'è la statistica? È na' cosa

che serve pe fà un conto in generale

de la gente che nasce, che sta male,
che more, che va in carcere e che spósa.

Ma pè me la statistica curiosa
è dove c'entra la percentuale,
pè via che, lì,la media è sempre eguale
puro co' la persona bisognosa.

Me spiego: da li conti che se fanno
seconno le statistiche d'adesso
risurta che te tocca un pollo all'anno:

e, se nun entra nelle spese tue,
t'entra ne la statistica lo stesso
perch'è c'è un antro che ne magna due.

Trilussa

Episode 6 Prova TURANDOT
February 19, 2012 11:04 AM PST
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Turandot



La storia
L'ultima grande opera di Puccini
L'idea di ispirarsi per il soggetto ad una delle fiabe teatrali più celebri di Carlo Gozzi, drammaturgo veneziano del Settecento contemporaneo e rivale di Carlo Goldoni, nacque da un incontro a Milano durante l'inverno del 1920 fra Puccini e i librettisti Adami e Simoni.

Puccini mise subito al lavoro i suoi collaboratori e già nell'agosto del 1920 erano state apportate le principali modifiche rispetto allo schema originale. Adami e Simoni, il primo versificatore e il secondo ideatore della trama, scrissero il libretto e lo dovettero adattare molte volte rispettando le richieste del compositore.
Le difficoltà principali furono quelle causate soprattutto dal carattere favoloso dei personaggi gozziani, privi di quel pathos che Puccini tanto ricercava. Le maschere nella versione originale della fiaba vennero trasformate dagli autori nel terzetto dei ministri Ping, Pang e Pong che rappresentano la gran parte del materiale musicale cinese nell'opera. La protagonista Turandot diventa invece un ostacolo nella costruzione dell'opera a causa della forte mutevolezza del personaggio. Infine lo spessore eroico del Principe Calaf e l'introduzione della figura di Liù, con il suo sacrificio d'amore, sono elementi innovativi e tipici dello stile pucciniano.

All'inizio del 1921 Puccini aveva già iniziato la composizione musicale con l'aiuto di un carillon cinese appartenente alla collezione d'arte dell'amico Fassani e grazie all'ispirazione ad alcuni brani di musica folk forniti dalla Ricordi.
Tuttavia la strumentazione dei primi due atti venne conclusa solo nel febbraio del 1924. Il terzo atto invece rimaneva incompiuto, poiché l'autore non riusciva a vederne il logico sbocco drammatico, specialmente per il gran duo finale fra Calaf e Turandot, già rivisto ben quattro volte.
Da questo momento in poi Puccini continuò a lavorare freneticamente sull'opera, interrompendosi solo per soggiorni all'estero o per correggere altre partiture.

All'inizio del 1924, mentre il lavoro sulla partitura procedeva tra alti e bassi, il compositore ebbe i primi sintomi della malattia che l'avrebbe portato alla morte in quello stesso anno. Cercò di sottoporsi ad alcune cure, ma senza risultati visibili. Cominciò allora a deperire, ma nonostante ciò prese accordi sulla data della prima di Turandot, sebbene l'opera non fosse ancora ultimata.
Gli fu diagnosticato un papilloma, che in realtà era un cancro alla gola senza alcuna possibilità di guarigione. L'unico modo per prolungare un po' la vita del malato era di sottoporlo ad un intervento chirurgico immediato e alla cura del radio presso "L'Institut de la Couronne" di Bruxelles. Il 24 novembre fu sottoposto con successo all'intervento. Quattro giorni dopo però il cuore del compositore cedette improvvisamente, portandolo alla morte, che avvenne il 29 novembre 1924.

Alla sua partenza per Bruxelles, Puccini aveva portato con sé le trentasei pagine di abbozzo di partitura delle due ultime scene di Turandot ossia il duetto d'amore e il finale del terzo atto, nella speranza di terminarli, ma non vi riuscì.

Chi conosceva meglio di tutti la partitura dell'opera era Arturo Toscanini e fu proprio lui ad incaricarsi di presentare l'opera rimasta incompiuta. Era un problema grave sia dal punto di vista pratico e sia della responsabilità artistica. Puccini aveva infatti lasciato una partitura completa solo fino al suicidio di Liù e al corteo funebre che segue. La scelta di chi avrebbe dovuto completare l'opera non fu semplice. Toscanini propose alla famiglia Puccini e alla casa Ricordi di affidare l'incarico a Franco Alfano il quale completò la partitura dell'ultimo episodio dove la principessa Turandot è scossa e trasformata dall'amore sulla base dei fogli lasciati da Puccini.

La prima dell'opera fu quindi rappresentata alla Scala di Milano il 25 aprile 1926 sotto la direzione di Toscanini. Giunti al terzo atto, terminata l'aria di Liù "Tu che di gel sei cinta" il maestro depone la bacchetta e rivolgendosi al pubblico interruppe l'esecuzione commosso: "Qui il maestro è morto" e abbandona quindi l'esecuzione là nel punto in cui il suo compositore si era fermato.

Episode 5 Prova TOSCA
February 17, 2012 08:06 AM PST
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La storia
L'opera pucciniana più discussa e più amata.
Nella primavera del 1889 Giacomo Puccini espresse al suo editore Ricordi il desiderio di prendere spunto dall'allora famoso pezzo teatrale francese La Tosca, scritto dall'allora famoso (ora quasi completamente dimenticato) Victorien Sardou, per la stesura della sua prossima opera. Questo pezzo teatrale era stato composto per la grande Sarah Bernhardt, che interpretò la parte di Tosca alla prima rappresentazione di Parigi nel novembre del 1887, e che Puccini vide recitare nello stesso ruolo a Milano nel 1890 e di nuovo a Firenze nel 1895.

Sembra che per molti anni dopo la sua prima lettera appassionata a Ricordi, Puccini accantonò l'idea della Tosca mettendone in discussione l'efficacia come argomento operistico; forse questo era dovuto al fatto che per un po' di tempo Puccini dubitò seriamente che questo melodramma gli andasse davvero a genio.

Infatti fu soltanto un anno dopo che Puccini vide l'opera per la seconda volta a Firenze che si fece nuovamente allettare dall'idea. A quel punto era sorto tuttavia un problema: Sardou aveva ceduto i diritti del pezzo teatrale ad Alberto Franchetti, un compositore relativamente minore e Luigi Illica ne aveva ormai quasi completamente scritto il libretto; persino lo stesso Verdi aveva onorato quest'iniziativa con la sua approvazione. Quando Ricordi e Illica si proposero di dissuadere Franchetti dal suo progetto, con grande sorpresa il compositore oppose gran poca resistenza e a dire il vero anche lo stesso Sardou sembrava piuttosto ansioso di collaborare con Puccini. La versificazione venne affidata a Giuseppe Giacosa, che inizialmente si era dimostrato contrario al progetto, obiettando che l'argomento presentava troppa trama e dava troppo poco spazio allo sviluppo lirico. In svariate occasioni minacciò di ritirarsi dalla loro collaborazione, ma alla fine non lo fece: verso l'inizio del 1898 Puccini aveva l'intero libretto nelle sue mani ed era finalmente nelle condizioni di iniziare a lavorare al primo atto.

Con l'intento di inserire nella sua musica dell'autentico colore locale, Puccini si recò appositamente a Roma per ascoltare di persona l'effetto delle campane mattutine dai bastioni di Castel Sant'Angelo (per l'introduzione del terzo atto) e per assicurarsi l'assistenza di un prete che potesse metterlo al corrente di tutti i dettagli sulla liturgia per il Te Deum che chiude il primo atto. Il poeta romano e bibliotecario Luigi Zanazzo compose i versi della lirica pastorale cantata da un pastorello all'inizio del terzo atto. Puccini apportò alcune modifiche al libretto prima di completarlo nel 1899: rifiutò per esempio che un'aria venisse cantata da Cavaradossi nel secondo atto e insistette nel scegliere un lamento d'amore angustiato costruito attorno alle parole 'Muoio disperato' da far cantare al pittore mentre attende la sua esecuzione. Dopo molte discussioni con i suoi librettisti, come sempre Puccini riuscì a fare di testa sua.

Puccini si curava inoltre di ogni minimo dettaglio pur di riuscire a realizzare una corrispondenza quasi perfetta tra l'azione scenica e la realtà storica. Tosca, la cui trama era intessuta da fughe, torture ed esecuzioni, aveva bisogno di un'indicazione esatta del periodo storico in cui si svolgeva in modo da poter focalizzare l'attenzione sul dramma personale dei personaggi. A Roma la notizia dell'inaspettata vittoria di Napoleone sugli Alleati venne davvero accolta nel modo in cui lo vediamo rappresentato nell'opera: in quel famoso martedì 17 giugno, verso mezzogiorno un diarista romano annotò con soddisfazione che i francesi erano stati sconfitti dal generale Melas, che aveva quindi riconquistato Milano. Galimberti riferisce che i giacobini (repubblicani romani come Cavaradossi) rimasero molto delusi nell'udire questa notizia e scoppiarono dei tafferugli. Quella stessa sera però, aggiunge Galimberti, l'annuncio ufficiale delle vittorie austriache sui francesi in Italia venne comunque rettificato: nella notte tra il 17 e il 18 giugno un altro messaggero era giunto in città con la notizia della sorprendente vittoria di Napoleone. Cavaradossi e tutti gli altri giacobini si riunirono nei campi attorno a Castel Sant'Angelo per festeggiare la vittoria.

Mentre erano già iniziati i preparativi per la prima, nella sua opera Puccini stava ancora cercando la perfezione: insisteva che i bozzetti dei costumi (in particolar modo i paramenti liturgici) fossero basati sulla ricerca di documentazione storica. Adolfo Honenstein, l'artista più importante della casa editrice Ricordi, elaborò i progetti per le scene: anche questi disegni vennero riprodotti da foto di ambientazioni reali fornite da Puccini.

La prima dell'opera venne fissata per il 14 gennaio 1900 al Teatro Costanzi di Roma che si rivelò una scelta perfetta per quest'opera dallo stile molto romano. Durante la serata inaugurale c'era molta tensione nell'aria perché circolava la voce che ci sarebbe stato un bombardamento e la gente temeva per la vita della Regina Margherita che era presente alla prima. In ogni caso non accadde nulla e Tosca ottenne un successo straordinario presso il pubblico romano. È inoltre l'unica opera della produzione pucciniana di cui l'autore sembrò soddisfatto alla sua prima rappresentazione. D'altro canto, i critici non solo non si fecero coinvolgere dalla trama fitta di sotterfugi, omicidi e suicidi, ma attaccarono persino l'opera definendola il frutto di una brutalità intrisa di sadismo che, secondo la loro opinione, guastava gravemente il lirismo innato del compositore. Nonostante questi commenti contrastanti della stampa, ben presto Tosca venne inserita nel repertorio dei più importanti teatri d'opera di tutto il mondo: venne rappresentata a Buenos Aires, Londra, Costantinopoli, Rio de Janeiro e Madrid durante lo stesso anno della prima e a Odessa, Lisbona, New York, Mexico City, Santiago e Il Cairo l'anno seguente.

Nel corso degli anni Tosca è stata interpretata da molte attrici famose, tra le più celebri ricordiamo Maria Jeritza, Geraldine Farrar, Maria Caniglia e a partire dal 1941 Maria Callas, che recitò in questo ruolo per la prima volta ad Atene. Fu da quel momento in poi che le sue esibizioni con Tito Gobbi nel ruolo di Scarpia divennero leggendarie.

Nessuna altra delle opere di Puccini ha sollevato più contrarietà di Tosca. La critica non riuscì comunque a sminuire l'enorme riscontro che l'opera trovò pressoché ovunque. Tosca rimase sempre un tassello fondamentale nel repertorio internazionale e ancora oggi rappresenta senz'ombra di dubbio una delle opere più amate dal pubblico.

Episode 4 Carmen Prova
February 07, 2012 10:19 AM PST
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"Prelude"
dalla CARMEN di G.Bizet

Carmen

di George Bizet

...José: Tu ne m’aimes plus?
Carmen: Non, je ne t’aime plus! ...

Un posto particolare tra i musicisti dell’Ottocento è occupato da George Bizet che, con la Carmen, opera nazionale francese simile all’Aida in Italia, storia d’amore e morte, considerata il suo capolavoro, toccò i vertici più alti della drammaticità.
Tra i controversi giudizi del tempo, il filosofo Nietzsche pronunciò l’elogio più bello per un artista, affermando:
Ascoltando la Carmen si diviene noi stessi un capolavoro.
E Ciaikovskij, qualche tempo dopo, scrisse ad un’amica:
In verità non conosco musica che abbia maggiori diritti di essere designata come un modello di ciò che io chiamo grazioso.
In questo lavoro, rappresentato per la prima volta a Parigi al Teatro dell’Opéra- Comique, Bizet rivelò la sua maestria di compositore e la piena maturità artistica.
L’opera, in quattro atti, è tratta da una novella di Mérimée, e Bizet collaborò anche al libretto, rielaborando e modificando la trama.
L’azione si svolge in Spagna, a Siviglia e sui monti vicini.
Alla caserma sulla piazza del mercato, dove si trova anche la manifattura dei tabacchi, arriva Micaela, la fidanzata del brigadiere José che, però, non riesce ad incontrarlo perché l’uomo è ancora in servizio, ed allora si allontana. Intanto, dalla manifattura dei tabacchi, escono le sigaraie, tra cui si distingue Carmen, la più ardente e vivace, una bella gitana che non si cura dei corteggiatori ma vuole attirare l’attenzione di Josè; si mette a danzare e a José, intanto sopraggiunto, lancia un fiore, che l’uomo raccoglie. Rientrata al lavoro, Carmen si azzuffa con una compagna, e la ferisce; è proprio José ad arrestarla e a condurla in prigione, ma la donna riesce a convincerlo a lasciarla evadere. Per aver mancato al suo dovere il brigadiere viene imprigionato ma, appena scontata la punizione, corre da Carmen, nella taverna di Lillas Pastia, dove la donna si trova in compagnia di zingari e contrabbandieri ai quali, dopo varie vicende, José finirà per aggregarsi, ribellandosi ai suoi superiori, divenendo disertore, legandosi a lei e rifugiandosi sui monti con i contrabbandieri.
Nella nuova vita, però, José è infelice: rimpiange l’esistenza che ha abbandonato, soffre l’amarezza di sentirsi trascurato da Carmen, ed è tormentato dalla gelosia per Escamillo, el toreador, un torero attratto dalla sua donna.
Nel rifugio dei contrabbandieri arriva Micaela, a portare la notizia che la madre di José è morente: José allora decide di seguire l’ex-fidanzata al capezzale della madre.
L’ultimo atto ci riporta a Siviglia: Escamillo sta per entrare nell’arena per la corrida e Carmen gli promette il suo amore se trionferà. Sopraggiunge José che scongiura Carmen di tornare con lui; la donna, però, gli risponde freddamente e gli restituisce con disprezzo l’anello che lui le aveva donato.
Questo contegno aumenta il tormento di José che, in preda ad una crisi di gelosia e disperazione, uccide Carmen con una pugnalata.
La storia già di per sé è bellissima, ma la musica di Bizet, ricca di colore nei motivi pittoreschi e folcloristici, nelle danze popolari e nelle canzoni, piena di impeto, di ardore, di contrasto fra i festosi motivi zingareschi e l’incalzare drammatico dell’azione, rende quest’opera un vero capolavoro, trascinante ed avvincente.
Eppure la prima rappresentazione dell’opera, a Parigi, nel 1875, non ebbe successo, nonostante fossero stati apportati dei cambiamenti per addolcire la vicenda, ad esempio l’introduzione del personaggio positivo della dolce Micaela (per bilanciare la violenza decisa del carattere di Carmen e per opporre in generale il suo candore alla rudezza passionale del triangolo verista José-Carmen-Escamillo), e di danze di carattere brillante ispirate al folklore spagnolo. Il lavoro era troppo carico di intensità drammatica per piacere al pubblico; l’intreccio della storia venne giudicato immorale, con zingari, contrabbandieri e fuorilegge, e con un finale sanguinoso da cronaca nera. Anche la musica non fu gradita agli amanti della tradizione, perché giudicata dai critici di fredda erudizione, di caos formale e “assenza di melodia”, insomma “wagneriana”.
Questa valutazione fece sprofondare l’autore nello sconforto più totale, eppure quei personaggi pieni di passione e di vita avrebbero conquistato in seguito le platee di tutto il mondo, e grande sarebbe stato il successo dell’opera.
Come non essere attratti dal personaggio di Carmen, civettuola e seducente nella voluttuosa habanera del primo atto (l’amour est un oiseau rebelle), funerea (nell’Aria delle Carte), fatale e spavalda, come un’eroina delle tragedie classiche, nell’epilogo finale che la vede offrirsi al coltello di José?
Purtroppo Bizet non conobbe mai il successo che poi arrise alla sua opera; Carmen era stata creata il terzo giorno del terzo mese dell’anno; tre mesi dopo la prima rappresentazione, il 3 giugno, in tragiche coincidenze, Bizet morì, a soli 37 anni, per un attacco di cuore, mentre la cantante che interpretava la sua Carmen all’Opera, modulando per la trentatreesima volta il lugubre Trio delle carte, scopriva la carta fatale della morte.
Per quanto riguarda quest’opera l’interprete più significativa resta la Callas.
Il personaggio di Carmen non poteva proprio mancare nella carriera di Maria Callas che, per temperamento sanguigno e passionale, ben si presentava come l’interprete perfetta della donna che, attraverso l’amore, conduce alla perdizione se stessa e l’uomo che ama, ed in effetti il confronto tra Callas e Carmen contiene, come del resto tutti i personaggi interpretati dalla “divina”, un coinvolgimento emotivo e psicologico molto intenso, e a tutt’oggi la sua interpretazione resta insuperabile.
Leggenda vuole che fosse proprio un’aria della Carmen quella che la Callas cantò sulla nave che la riconduceva in Grecia, è invece storia che un profondo legame la unì sempre a Parigi e alla Francia e alla cultura in generale, non solo alla musica, francese.
La Carmen della Callas, pur conservando intatte tutte le sfumature che Bizet conferì alla sua eroina, delineò per la prima volta una Carmen intima, che qualcuno paragonò ad un fuoco, elemento sia di calore che di distruzione, che cova nelle tenebre in attesa dell’incendio totale, molto concentrata sugli aspetti musicali e di stile, sorvolando sulle polemiche contenutistiche che dividevano al tempo se la gitana fosse un personaggio positivo o negativo, dalla parte del bene o del male, e quindi non caricando di giudizio l’interpretazione, in fusione perfetta con la lingua francese e con lo spirito del capolavoro di Bizet.
La storia imperniata sulla donna più “nera” e fatale dell’opera lirica, simile ad una dark lady del cinema americano, vera e propria attentatrice dei buoni sentimenti, sovvertitrice dell’ordine precostituito con il disordine delle passioni, considerata un capolavoro di musica drammatica, viene continuamente riproposta e adattata cinematograficamente.
Tra le varie versioni, celebri restano quelle del regista Francesco Rosi e la Carmen Story del regista spagnolo Carlos Saura, danzata dal famoso ballerino e coreografo Antonio Gades e con la presenza del grande chitarrista Paco De Lucia, perché sempre affascina la storia di un uomo che abbandona tutto per una donna, fino a diventare un fuorilegge e ad esserne poi tradito, ma anche la storia della donna che ama la libertà e che vuole vivere l’amore con chi le aggrada, in diritto di scelta ed estrema passionalità.

Francesca Santucci

Episode 3Prova musica
February 04, 2012 07:32 AM PST
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"Un bel dì, vedrem"
G. Puccini
Madama Butterfly

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